SCENA:
Tendone del circo, molto sviluppato in altezza;
Interno giorno o notte, un momento qualunque della giornata, in loop perenne.
Una pista rotonda, molto grande, circondata da una tribuna con le poltrone di plastica.
Una parete di plexiglass alta decine di metri che divide completamente non solo la pista ma anche le due ali di pubblico, una vistosamente meno affollata dell'altra.
Nella pista, uno per ogni metà, due materassi che attutiscono eventuali cadute. Piccoli, molto piccoli entrambi rispetto alle dimensioni del tendone e della pista stessa.
Musica da circo che proviene dall'alto.
Carrellata sui volti del pubblico, in entrambe le metà: ognuno impegnato a farsi i fatti propri, a parlare, a scrivere, a leggere o telefonare. Nessuno sembra interesasto a quello che succederà (o sta già succedendo?) nel tendone.
Piano d'insieme dagli spalti, carrello in avvicinamento alla parete di plexiglass, si vedono i due materassi: uno nitidamente, l'altro, dietro la parete di plexiglass, è praticamente un'ombra sulla pista di terra battuta.
La macchina da presa sale lungo il plexiglass, vertiginosamente, piegandosi e mostrando quanto la cima del muro sia lontana dal pubblico, e dal pavimento. La musica cresce con il movimento di macchina, fino a diventare assordante.
Un movimento circolare scopre, esattamente a metà della cima della parete di plexiglass, una figura umana, un giovane uomo, che tiene stretta nelle mani una lunga asta che dovrebbe aiutarlo a mantenere l'equilibrio su quella specie di corda postmoderna larga non più di cinque centimetri.
È lì da non sa quanto tempo, assordato dalla musica, a tratti abbagliato dalle luci.
Davanti e dietro il protagonista, alle due estremità della corda postmoderna, due grossi pannelli si muovono verso di lui: lo costringeranno a lanciarsi, da una parte del plexiglass oppure dall'altra.
Il pubblico continua a non interessarsi di nulla, forse non vede neanche cosa sta succedendo lassù.
Soggettiva del giovane uomo, che guarda da una parte della pista e poi dall'altra: a questa distanza sembra che sia impossibile atterrare su uno dei due materassi, che paiono piccoli e sottili, per nulla adatti a ammortizzare una caduta di quel genere.
I pannelli sono sempre più vicini.
Allucinato, sconvolto, sicuramente febbricitante, il giovane uomo guarda ancora in basso: alla sua destra vede comparire un sorriso meraviglioso, di donna, con due occhi luminosi che promettono felicità.
Alla sua sinistra il suo cervello proietta un futuro di successi e soddisfazione, ma non compare alcun sorriso.
L'unica certezza è la consapevolezza del rischio, in entrambi i casi, per entrambe le metà, per qualunque decisione prenda il giovane uomo.
I pannelli continuano a muoversi verso di lui, potrebbe toccarli con l'asta che tiene in mano, ma che gli scivola, scomparendo prima di toccare terra.
I pannelli non si fermano.
Il giovane uomo sa che tra poco si dovrà tuffare, dovrà scegliere.
Primo piano del suo sguardo, smarrito, che diventa deciso e determinato. Dettaglio sugli occhi del protagonista, dai quali esce una lacrima, una sola. Proprio mentre li chiude.
Dissolvenza in nero.
FINE